L’album di debutto di questa inedita realtà tricolore, Oikoumene, merita un approfondimento particolare A partire dal titolo Termine greco sovente italianizzato in Ecumene, Oikoumene è participio medio passivo del verbo abitare Indicava la porzione di Terra conosciuta e popolata dall’uomo, per cui Oikoumene è la casa dove tutti abitiamo: un disco in sostanza che parte dalla vita Paura o gioia, rabbia, delusione, amore e quant’altro strutturi il nostro vivere è tanto forte quanto incomprensibile, tanto presente quanto futile un mistero soverchiante per l’uomo che, da solo, si limita ad osservarlo senza poterlo comprendere, e tuttavia non si rassegna E’ in questa dimensione che dimora il bisogno di Dio, nella sua forma più intima e originale Oikoumene, da un punto di vista oggettivo, è un esempio di incoerenza, perché tali sono le nostre esperienze Conosciamo dolcezza e violenza, grandezza e bassezza, morte e vita In ugual misura, i diversi brani di questo esordio si accostano fra loro, nel tempo e nello spazio, al pari delle nostre storie Disparate sono le influenze musicali e i percorsi artistici che si intrecciano allo stesso modo, talvolta concorde, talvolta stridente Nei dieci estratti dell’album convivono e si accapigliano retaggi memori dell’hard rock Settantiano, collanti ritmici degni del metal estremo, impalcature ricavate dalla musica neoclassica e un alone operistico intriso di profumi occhieggianti sponde gotiche e persino assimilabili al musical di natura baroccaOikoumene è prodotto viscerale, come lo sono state le emozioni di chi, come gli Inside Mankind, ha saputo tradurle in parole