Sandro Joyeux è un fenomeno dotato di ubiquità esistenziale ed artistica La sua vita, le tematiche che affronta e la sua musica sono infatti, allo stesso tempo, tanto contemporanee e figlie di questa epoca, quanto adagiate in una dimensione spazio-temporale universale, astratta, indipendente dalla storia e dalla geografia, semplicemente umana La sua biografia personale basterebbe da se a chiarire questo concetto: non l'ennesima aspirante rockstar in cerca di identità, ma uno scugnizzo cosmopolita che, a forza di cercare le proprie radici, per la strada diventa la voce di un Mediterraneo popolare, vero, sorridente, sofferto In pratica, una storia tanto figlia dei nostri giorni, quanto ancestrale Le tematiche che Sandro affronta sono quanto mai esplicite: questo disco si intitola Migrant, e nasce dall'esperienza, decisamente singolare, maturata con l'Antischiavitour, una tournee per i braccianti africani che lavorano nell’agricoltura lungo tutta l'Italia che Joyeux ha portato avanti dal 2011 Situazioni, problemi, odissee, speranze e drammi attualissimi, in mesi in cui migranti è una parola sulle labbra, la penna e la tastiera di chiunque, ma anche un elemento essenziale della natura dell'essere umano da millenni, senza soluzione ma con spazio infinito per la riflessione E poi, la musica di Sandro Joyeux: afrocentrica, postmoderna, sincera, tanto al passo con i tempi, quanto fuori da scene, contesti e generi precisi Un flusso di coscienza fatto di canzoni, che attraversa i continenti per raccontare storie, e si esprime attraverso le suggestioni accumulate durante il viaggio Sandro Joyeux, nei fatti, è un griot: nei secoli della storia africana, questo termine indica una figura a metà strada tra un menestrello, un cantastorie ed un folk singer errante Lungo le strade delle sue peregrinazioni, porta con sé un cast di musicisti ed un couscous di sound che è tanto vario quanto coerente con la sua visione dell'umanità e della musica: ci sono musicisti africani, italiani e napoletani, c'è Eugenio Bennato in Ce n’est pass ca, e c'è l'incredibile voce di Dean Bowman in Troisieme monde, solo per citarne alcuni In definitiva, è forse come se il De Andrè di Creuza de Ma avesse scelto un centro di accoglienza per rifugiati anziché Genova come centro gravitazionale per la propria creatività: Africa, fusione di lingue, linguaggi e idiomi sonori, dall'afro-beat al reggae, ma tutto funzionale a costruire canzoni che raccontano, non sperimentazioni sterili che distraggono