Incandescente, leggero, delicato, nobile: il neon è l’elemento chimico ideale per scrivere lettere ispirate da episodi e racconti di cronaca che ri-svegliano sensazioni offuscate dal tempo e che prendono forma e si affacciano nella realtà, creando una sorta di mondo parallelo dove paure, riflessioni, amori e solitudini emergono restando però sempre distaccate e distanti, come avvolte da nubi e, per loro natura e complessità, mai defini-tivamente risolte Lettere al neon Una corrispondenza che celebra la magia del ricordo, l’irrazionalità del sogno, l’amore, ma anche la disperazione, l’abbandono e la confusione con le inevitabili domande che la vita porta a formulare e che ogni giorno tende a nascondere È in questo scenario, che le canzoni diventano veri e propri segnali, lettere da inviare a un mondo di-stratto, veloce e superficiale, appariscente e di-stante ben rappresentato dal neon, che affascina e ammalia ma al tempo stesso abbaglia e allontana, marcando il senso di eterna separazione dalla realtà Le canzoni sono cresciute adattandosi al mondo artistico di Emanuele De Francesco, aderendo con maggiore convinzione alla sua ricerca musicale Se il suo brillante esordio, In quieta mente, dimo-strava la capacità di confrontarsi con la lunga e gloriosa tradizione del cantautorato italiano, Let-tere al neon sposa una vocazione più coraggiosa nel mescolare chitarre vintage e soluzioni elettro-niche Coadiuvato da un team ristretto ed efficace, la produzione artistica affidata a Evasio Muraro e LeLe Battista, la masterizzazione finale a Paolo Iafelice, Emanuele De Francesco si è potuto con-centrare sulle otto Lettere al neon, che contengono tutte le sfumature di un universo palpitante, con le sue ombre, le sue scintille e le sue domande